Ivano Ferrari, "Transitori e risorti", Crocetti 2026
- Claudio Orlandi
- 20 feb
- Tempo di lettura: 6 min
Ivano Ferrari è nato a Mantova nel 1948. Dopo aver lavorato come operaio al mattatoio comunale fu custode a Palazzo Te e poi impiegato nelle biblioteche pubbliche del Comune di Mantova. La sua esperienza lavorativa, soprattutto quella al macello, ha inciso profondamente sulla sua scrittura, segnata da una lingua aspra e materica e da un confronto diretto con il corpo animale, la psiche umana e la morte. Considerato una voce appartata ma radicale della poesia italiana contemporanea, ha pubblicato diverse raccolte a partire dagli anni Ottanta, ottenendo un più ampio riconoscimento critico negli anni successivi. È morto a Mantova nel 2022.
Dopo aver pubblicato A forma d’errore per il piccolo editore di Forlì, Forum nel 1986, ha partecipato all’antologia Nuovi poeti italiani 4 (Einaudi, 1995, a cura di Mauro Bersani, nella quale appaio le prime poesie di Macello) prima di dare alle stampe La franca sostanza del degrado nel 1999 per Einaudi, dedicandolo “ad Antonio Moresco, mon frère”.
La seconda raccolta di Ferrari compare nel 2004, sempre per Einaudi, “Macello” (una nuova versione con ventisette poesie inedite rispetto al ’95) ed è uno dei libri di poesia più originali e incisivi di questi decenni, il testo che ha posto concretamente il poeta mantovano all’attenzione dei lettori. In realtà la silloge – ispirata al lavoro nel mattatoio comunale – è stata scritta dieci anni prima della sua pubblicazione, quindi da un certo punto di vista i testi di “Macello” sono anteriori a quelli della “Franca sostanza del degrado”.

Per certi aspetti “Macello” si pone come preludio a “Rosso epistassi” che esce per Effigie nel 2008, punto di passaggio verso La morte moglie, nuova silloge accolta nella bianca Einaudi nel 2013 (Premio Giovanni Pascoli 2014).
“Questa raccolta – composta di due parti scritte a trent’anni di distanza l’una dall’altra – mostra la necessità e la coerenza di tutto l’arco poetico di Ivano Ferrari. La prima parte (Le bestie imperfette) contiene poesie ritrovate su un vecchio quaderno scritto all’epoca di Macello. In un «tempo animale» si muovono figure colte al limite della morte e anche oltre, i carnefici mortali e le bestie morenti, i loro «gesti supremi», il puledro ucciso mentre è ancora «sporco di madre», gli animali che «muso contro muso | si scambiano le lingue» prima di morire, la mano che fruga nelle viscere («così piccola e calda | in mano mia | la morte»), la farfalla che si posa sulla mano di chi sgozza e poi vola via «verso altri modi di morire». La seconda parte contiene poesie scritte in morte della moglie. Dopo il dolore animale, siamo qui di fronte al dolore umano. Il titolo (La morte moglie), così calzante e assoluto, potrebbe essere il titolo generale di tutta l’opera di questo poeta, che qui si trova vicino alla moglie morente. Sono uno di fronte all’altra («io sono quello che non ha il biglietto | tu la polena col tumore»), da pari a pari («allora guardami bene in faccia | vivere da morti non è difficile»). Siamo nel regno dell’agonia e della morte, dove anche la poesia partecipa di questa terribile compressione («muore sta morendo la materia | enorme ombra d’alfabeto»). Laconica per troppo accumulo, sarcastica per troppo dolore, sgraziata per troppa grazia, la voce di questo poeta è una di quelle che, una volta sentite, non si dimenticano più. Se non vivessimo in un paese di morti, questa voce dissonante e unica non sarebbe solo una voce marginale intesa da pochi ma voce centrale della poesia italiana di questi anni."
Antonio Moresco

Fra i suoi tanti riconoscimenti, nel 2016 è stato insignito del Premio alla carriera nell’ambito della seconda edizione del Festival Mantova Poesia, quale poeta virgiliano di spicco nazionale, e nell’aprile 2023 è stata allestita la mostra dal titolo “Parole e immagini per Ivano Ferrari” nelle sale della Casa di Rigoletto, a cura di Stefano Iori, direttore artistico della rassegna Mantova Poesia.
A quattro anni dalla scomparsa del poeta, è quindi Antonio Moresco, a curare l’antologia postuma “Transitori e risorti”, da pochi giorni in libreria per Crocetti Editore.

Ivano Ferrari ha infatti affidato, per lascito testamentario all’amico fraterno, la massa pesantissima e non ordinata di tutte le sue opere inedite. Si tratta di cartelline e pagine mischiate senza nessun criterio cronologico o tematico, poesie, prose poetiche, giudizi critici, riflessioni, brevi testi teatrali, fotomontaggi. Moresco ha da prima interpellato la casa editrice Einaudi, che non si è dimostrata interessata al progetto editoriale, e successivamente a Crocetti che ha posto la condizione che il libro non dovesse superare le duecento pagine. Si tratta sostanzialmente, in attesa di una risistemazione critica dell’intero corpus letterario, di un estratto antologico secondo criteri di gusto e di merito esclusivamente gestiti dal curatore, che pure rende un’idea chiarissima dell’importanza poetica di Ferrari e della sua cruda forza dirompente nei cruciali e spietati anni di passaggio dal vecchio al nuovo millennio.
“Ivano Ferrari è il poeta misconosciuto e centrale di questi anni bui, di questi anni sordi, di questi anni ciechi, di questi anni vili, di questi anni infami, è il poeta dell’ora della nostra specie, del nostro mattatoio di specie”, scrive Moresco all’inizio della sua prefazione, riprendendo parole già inserite ne La franca sostanza del degrado. Non ha seguito criteri cronologici nella riproposizione dei testi, ma ha ideato dei nuclei tematici chiamate zone: zona macello, zona morte, zona poesia, zona rivoluzione, zona visione, zona oscena, zona amore.
Qui alcuni testi:
Mettere in fila le parole
come faccio con le vacche
ghiandole gommose
resti stercolosi di code
mastiti con inciso un cuore
le muse sono pronte in gabbia
poesia!
*
I migliori tra noi
nella merda vedono merda
nel sangue, sangue
i peggiori tra noi
la poetica bovina
di quei grossi zucconi
che ciondolano
come petali appassiti.
*
Prego il Dio che langue
nei fiori secchi del tinello
di non darmi un’altra vita
non sia testardo non dia
lo stesso niente ancora
pensi alla sgraziata stoffa
della sua dimora pensi
sulle chiavi sbattute accanto
agli sputi che di nascosto
gli ospiti concedono come un rito
non sia più Dio ma solo uno
di quei fiori morti.
*
La poesia racconta?
Certo che racconta
tutto l’abbandono
nel coro di ombre
si arcipelaga il silenzio
mescolando rive
e la pienezza sanguina.
*
Ho ricercato un rapporto con i difetti delle bestie per non creare quelle che gli animalisti vorrebbero, cioè la perfezione del mondo animale e l'imperfezione del mondo umano. Invece sia il mondo umano che quello animale sono due imperfezioni, ed è l'esplosione di questo scontro fra due imperfezioni che dà un'altra materia. La materia del pensiero. Io ho cercato di non essere percepito come il ricercatore dell'innocenza. Nel momento in cui io mi rendo conto di essere il boia, l'oppressore divento puro e innocente contrapponendo la mia ferocia alla differenza, all'alterità delle bestie? No, non è così. Ti assicuro che le bestie - e questa è una considerazione paradossale - avrebbero tutta la forza per ribellarsi.
*
La poesia si emancipa da ogni verità, nel senso che essa è immediatezza. Essa è più che verità. Il vero viene dopo la poesia e ad essa deve adeguarsi, perché essa lo ha anticipato.
La poesia si muove nel vento, nella materia infinita, ma costruisce e strappa essere al nulla.
La poesia anticipa il vero perché rompe i limiti della materialità dell’esistenza e lancia in avanti l’immediatezza dell’immagine.
La poesia è il momento di rottura, di liberazione – solo da essa assume significato il resto, la lenta tessitura, la costruzione di un mondo.
La poesia è il rifiuto che fonda ogni potenza, ogni possibilità di agire eticamente il mondo e di costruire conseguentemente il vero. La poesia è scavare nel nulla, svuotare il mare.
La poesia è la catastrofe che permette di biforcare la prospettiva della verità.
*
Se fossi un intellettuale
col cranio pieno di dolore
e di impalpabile angoscia
volteggerei come una libellula vestita di fiori.
Ma per tornare al concreto non lo sono.
Voglie di iena mi vengono non soffrendo di insonnia
e se non fosse per il nome che porto
mi sigillerei in una conchiglia
e in quell’antro molliccio affinerei i denti.
Ma devo accontentarmi di quel che passa il cervello
ed è un abisso di stelle.
*
Fuoco su chi si ribella al dolore
demente ragione
di ogni progresso:
astri cariati
pancioni
noie botaniche
minuscole sgualdrine dette
chances.

L’amore si fa con lo sporco. Non c’è
amore se non ti sporchi.
Offri i tuoi fratelli e dopo averli inculati
lecchiamo l’igiene del vuoto.
Questa notte chi incontro?
il vicino con il cane che lo incula
il manager che lecca la merda del prete
di liquirizia, perché su sa i bambini.



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