Pane – Asfalto
- Claudio Orlandi
- 21 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Asfalto
Il caldo che asciuga l’asfalto
i passi che lasciano segni
non ricordo di aver visto
non ricordo di averti visto, non ricordo
e corri e corro e corri e corro e corri e corro
e rumori di ferro mi fermo, sono fermo
e l’attesa mi tinge di fumo
(Testo C. Orlandi)
*
Lo specchio che hai fissato sul petto
è il segnale di un patto profondo
tu mi guardi mentre io ti guardo dentro
e se ti guardo dentro mi vedo
(Testo Antonio Porta – 22.8.1981
Da “Come può un poeta essere amato?” Invasioni (1980-1983)
Ascolta “Asfalto”
Bio Pane
All’uscita del loro terzo disco “Orsa Maggiore”, sul Venerdì di Repubblica compariva una breve nota:
“Il prog folk italiano nel 2011? Suonerebbe come i Pane, gruppo con una formazione classica. La voce di Claudio Orlandi dà la giusta importanza alla poetica mistica dei testi”.
Quel disco, sebbene autoprodotto, ricevette molta attenzione dalla stampa specialistica, chiudeva una trilogia che si era aperta nel 2003 con l’omonimo “Pane” e proseguita nel 2008 con “Tutta la dolcezza ai vermi”, album uscito per l’etichetta Lilium Produzioni.
Il quintetto romano si era mosso in lungo e largo per la penisola, tra concerti, festival e riconoscimenti che facevano scomodare nome altisonanti della tradizione musicale italiana. La cifra stilistica era chiara: canzone d’autore con occhiate al teatro canzone, testi di natura poetica e socio-esistenziale, una ricerca costante di equilibrio tra parola e suono
Accanto ai testi originali di Orlandi, nella trilogia trovavano spazio poesie di Sylvia Plath, Nazim Hikmet, Osip Mandelstam, ma anche gli italiani come Antonio Porta, Victor Cavallo o Gesualdo Bufalino. Un dialogo serrato e virtuoso tra musica, voce e letteratura.
Ma il tempo cambia forme e stratagemmi. Nel 2014, con l’uscita di “Dismissione” (Luca Sossella edizioni), progetto verbosonoro che metteva in voce il libro di Fabio Orecchini, dedicato alla dismissione industriale italiana - con particolare attenzione al dramma dell’amianto -, si sanciva anche l’uscita dal gruppo del batterista Ivan Macera e del pianista Maurizio Polsinelli, che fino ad allora avevano condiviso le sorti del gruppo.
Il trio chitarra acustica (Vito Andrea Arcomano), flauto traverso (Claudio Madaudo) e voce (Claudio Orlandi) avrebbe così continuato a mantenere vivo il Pane, nonostante i miasmi e le fratture.
Nel 2018, vedeva la luce un disco insolito ma necessario: dieci brani dei “The Doors” riletti in chiave acustica. I Pane sceglievano di ripartire dagli amori giovanili, da quelle influenze profonde che avevano plasmato il loro modo di suonare e di concepire la musica. Il disco è stato accolto con sorpresa, soprattutto da chi credeva impossibile elaborare in trio acustico, pezzi della celebre band americana. Provare per credere. L’album è disponibile online (come il resto della discografia), sul canale YouTube del gruppo e sui portali consueti di ascolto in digitale.
A quel punto il gruppo era pronto ad affrontare un lavoro nuovo, apertamente Pane: con brani inediti in italiano, una nuova stagione creativa.
Poi arrivò il 2020, e con esso una frattura radicale. Nulla è rimasto uguale: esiste un prima e un dopo la pandemia. I Pane hanno attraversato la bufera, cercando in primo luogo di conservare sé stessi, di traghettare anima e corpo oltre la barricata, continuando a suonare nella propria sala prove e cercando – quando possibile – di darsi dal vivo ai pochi intimi raccolti in luoghi indipendenti e amici, capaci di sottrarsi a certe imposizioni dominanti.
Ma ogni sforzo è riconoscibile e riconosciuto se giunge a compimento, quando diventa passo tra i passi, forma concreta del cammino.
Così, nel dicembre 2025 è stato pubblicato online “La Fortezza”, seguito ad aprile 2026 da “Germe della storia”. In estate eccoci con “Asfalto”, che va a formare una sorta di tridente di apertura nel nuovo disco in lavorazione.
Immagine di copertina: Il sole (1904) di Giuseppe Pellizza da Volpedo




Commenti