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I miei 10 libri del 2025

  • Immagine del redattore: Claudio Orlandi
    Claudio Orlandi
  • 30 dic 2025
  • Tempo di lettura: 10 min

Kṛṣṇa ed Arjuna a Kurukṣetra, pittura del XVIII-XIX secolo
Kṛṣṇa ed Arjuna a Kurukṣetra, pittura del XVIII-XIX secolo

 


Bhagavadgita


La Bhagavadgita ("Canto del Divino") non è un semplice libro, ma ciò che potremmo definire un vero e proprio testo sapienziale. Composta nell’arco di vari secoli a partire dal III secolo a.C., è uno dei pilastri del pensiero indiano. Fa parte del grande poema epico Mahābhārata e si compone di diciotto canti, a loro volta suddivisi in versi (śloka, quartine di ottonari).

Come noto, sul piano formale la Gītā si presenta come un dialogo tra l’essere umano (Arjuna) e la “divinità” (Krishna). Arjuna si trova in una situazione di grande difficoltà, una sorta di disperazione, e, non sapendo come agire, si rivolge a Krishna per ricevere consiglio. Il dialogo si articola dunque prevalentemente in una serie di domande rivolte al dio, il quale, nel rispondere, illustra la condizione umana e vari aspetti dell’esistenza, nel loro rapporto con la coscienza, gli altri e il mondo.

È molto difficile sintetizzare i numerosi temi toccati dalla Gītā. Secondo il celebre studioso delle religioni Mircea Eliade, la Gītā: «1) insegna l’equivalenza del Vedānta (cioè la dottrina delle Upanishad), del Sāṃkhya e dello Yoga;2) stabilisce la parità delle tre “vie” (mārga), rappresentate dall’attività rituale, dalla conoscenza metafisica e dalla pratica yoga;3) insegna a giustificare un certo modo di esistere nel tempo, in altre parole assume e valorizza la storicità della condizione umana;4) proclama la superiorità di una quarta “via” soteriologica: la devozione per Viṣṇu (-Krishna).»


Una delle parti più conosciute della Gītā è la sua esposizione dello Yoga, in particolare nelle sue quattro vie principali: Karma Yoga (lo yoga dell’azione), Jñāna Yoga (lo yoga della conoscenza), Bhakti Yoga (lo yoga della devozione) e Dhyāna Yoga (o Rāja Yoga, lo yoga della meditazione). L’esposizione e i contenuti delle varie vie, così come il concetto stesso di Yoga, sono articolati e complessi; per chi fosse interessato, il consiglio è quello di leggere direttamente l’opera, la cui comprensione — è bene dirlo — non è alla portata di tutti, a cominciare da me stesso.


Vale la pena ricordare che esiste una fortissima divergenza tra ciò che nella Bhagavadgita viene indicato come Yoga e ciò che oggi comunemente si intende con questo termine: una serie di pratiche per lo più focalizzate sul benessere fisico. La differenza è notevole ed è importante tenerla presente.


Essendo un testo “sacro”, che trascende la storicità, la Gītā conserva intatta la sua capacità di parlare all’essere umano, pur immerso nella contemporaneità. Non a caso il Mahatma Gandhi — figura tutt’altro che astratta — non si separava mai dalla sua copia della Gītā, traendone ispirazione concreta per la propria azione politica, culturale e spirituale.

Esistono diverse versioni commentate della Bhagavadgita. Per chi fosse interessato, il consiglio è di non scegliere un’edizione priva di un adeguato commento. A mio modestissimo parere è ben fatta la versione a cura di Sarvepalli Radhakrishnan per Ubaldini Editore; anche la molto diffusa La Bhagavadgītā così com’è, a cura di Śrīla Prabhupāda — il celebre “padre spirituale” degli Hare Krishna in Occidente — è degna di nota. Molto apprezzata è inoltre la versione di Swami Kriyananda, elaborata a partire dagli insegnamenti di Paramahansa Yogānanda, anche se personalmente non l’ho letta.


 

Tiziano Terzani: Un altro giro di giostra – Un’idea di destino (Longanesi)


In questo caso indico due libri di Tiziano Terzani, poiché a mio avviso sono

complementari l’uno all’altro. Come noto, il popolare giornalista e scrittore toscano, dopo una vita trascorsa tra diversi fronti di guerra, apprende sul finire degli anni Novanta di avere un cancro. Questa notizia cambia radicalmente la sua esistenza e, dopo essersi sottoposto alle pratiche mediche “ordinarie” a New York, decide di viaggiare in Asia, esplorando metodi e indicazioni di cura alternativi.

Terzani racconta questi anni in Un altro giro di giostra, pubblicato nella prima metà del 2004, a pochi mesi dalla sua morte, avvenuta nel luglio dello stesso anno. È un libro bellissimo e straziante allo stesso tempo, capace di accompagnare il lettore lungo questo percorso senza far pesare la tragicità del divenire umano, ma con uno sguardo costantemente rivolto alla bellezza dell’umano nelle sue molteplici forme.

Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria è invece un libro postumo, curato da Alen Loreti con prefazione di Angela Terzani Staude, uscito nel 2014. Contiene una selezione dei diari scritti da Terzani tra il 1981 e il 2003. I due testi sono dunque, per certi anni, l’uno l’interfaccia dell’altro: da una parte lo scritto destinato alla pubblicazione, dall’altra il “dietro le quinte”, il retropensiero del Terzani uomo, impegnato nella sua personale battaglia quotidiana per portare a compimento l’opera.

Una menzione va fatta anche per Lettere contro la guerra, scritte dopo gli eventi dell’11 settembre 2001: pagine di grande bellezza e lucidità, forse ancora più attuali oggi, mentre i venti di guerra tornano a soffiare anche sul continente europeo.


Tiziano Terzani (Firenze, 14 settembre 1938 – Pistoia, 28 luglio 2004)
Tiziano Terzani (Firenze, 14 settembre 1938 – Pistoia, 28 luglio 2004)

 

Grazia Marchianò: Elémire Zolla. Il conoscitore di segreti


Grazia Marchianò, ultima compagna di Elémire Zolla, presenta il libro (2006) come una “biografia intellettuale”. In realtà l’opera si compone di due parti distinte: la prima, Sprazzi di una biografia scancellata, è un’ampia retrospettiva della vita e delle opere di Zolla; la seconda, Scritti di quattro stagioni, è una corposa antologia di testi zolliani di non facile reperibilità e non presenti nelle opere maggiori.

Il libro non sempre sembra all’altezza del compito prefissato, ma resta in ogni caso un documento fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi al mondo intellettuale di Elémire Zolla, che, per stile e tematiche, non è certamente di facile accesso.

In questo senso può risultare di grande aiuto anche Un destino itinerante. Conversazioni tra Occidente e Oriente (Marsilio), nel quale Zolla espone con chiarezza a Doriano Fasoli buona parte del suo universo di studio e di ricerca.

Anche in questo caso non è facile sintetizzare il pensiero e l’opera di Zolla.

Qui ho letto una parte del libro dove Marchianò indica in flussi maggiori dell’itinerario di pensiero del compagno, offrendo una mappa utile per orientarsi in un’opera complessa e stratificata.


 

Mircea Eliade: La prova del Labirinto


L’épreuve du labyrinthe è il titolo di questa lunga intervista che Eliade concesse a Claude-Henri Rocquet sul finire degli anni Settanta e che apparve in Italia nel gennaio del 1980. Il celebre storico delle religioni — noto anche per essere stato uno dei pochissimi studiosi non indiani ad aver scritto, già negli anni Trenta del secolo scorso, alcuni dei testi più pregnanti sullo Yoga — ripercorre qui, con grande libertà, il proprio itinerario intellettuale.

Dall’infanzia in Romania all’esperienza indiana, vissuta da giovane studente di yoga e sanscrito sull’Himalaya, fino alla notorietà internazionale come storico delle religioni, Eliade spazia in lungo e in largo nel racconto della propria vita e del proprio pensiero. Nel corso del libro si dispiega così un mondo di grande fascino e interesse: gli incontri con Tagore e Brancusi; la Parigi del 1945, Bachelard e Jung; Chicago e i giovani hippies, Alan Watts e Carlos Castaneda; l’amicizia con Cioran e Ionesco.

La prova del labirinto è un libro consigliato sia a chi già conosce Eliade, sia — e forse soprattutto — a chi vi si avvicina per la prima volta, offrendo uno sguardo d’insieme lucido e coinvolgente sulla sua opera e sul suo percorso umano e intellettuale.


 

Aldo Nove: Inabissarsi (Il saggiatore, 2025)

 

Non conoscevo i libri di Aldo Nove prima dell’aprirsi della fase pandemica, durante la quale lo scrittore ha espresso in modo chiaro e inequivocabile la sua profonda avversione ai modelli imposti dal sistema. Mosso dalla curiosità, ho letto Superwoobinda, esemplare affresco dei cambiamenti culturali avvenuti in Italia nel corso degli anni Novanta, e poi altri libri, compresi i Sonetti del giorno di quarzo, che nel 2022 riassumevano, in forma poetica, le riflessioni dell’autore sugli anni che stavamo vivendo.

Inabissarsi è uscito per Il Saggiatore nel 2025 (l’anno precedente era apparso, per lo stesso editore, Pulsar). Nel suo stile ibrido, tra poesia e prosa libera, Aldo Nove racconta il proprio viaggio nel mondo della poesia, dal Palombaro di Govoni ai più vicini De Angelis, Buffoni e Balestrini, in un confronto costante tra il presente e l’eco dei maestri.

Una lettura consigliata a chi crede nel valore della poesia come ragione esistenziale, ma anche a chi pensa che la poesia italiana contemporanea si esaurisca in Pier Paolo Pasolini e non abbia idea di quali siano oggi le voci poetiche più significative del nostro tempo.

Qui il link a un testo per leggere alcuni frammenti contenuti in Inabissarsi.


 

Rossella Or: Come l'amore di un timpano e una pupilla (Argo, 2025)

 

La seconda pubblicazione poetica di Rossella Or, uscita per Argo Libri nel giugno di quest’anno, è un libro al quale ho avuto il piacere di collaborare insieme a Fabio Orecchini e Roberta Bisogno. A mio avviso si tratta del più bel libro di poesie pubblicato in Italia negli ultimi anni: una voce poetica unica e ancora tutta da scoprire, che ci auguriamo possa regalarci altre composizioni nei prossimi anni.

Di Rossella e di questo libro ho scritto più volte in diverse occasioni.

Rimando ai link dove è possibile leggere anche alcuni testi contenuti nell’opera.


 


Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza (Fazi, 2025)


Un’antologia poetica a cura di Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, con prefazione di Ilan Pappé ed interventi di Susan Abulhawa e Chris Hedges. Traduzione dall’arabo di Nabil Bey Salameh, traduzione dall’inglese di Ginevra Bompiani ed Enrico Terrinoni. Un libro molto intenso, una sorta di inno alla Poesia come esercizio possibile della resistenza umana di fronte al disumano, composto da trentadue poesie di dieci autori palestinesi, in gran parte scritte a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, in condizioni di estrema precarietà: Joudah, Ni’ma Hassan, Yousef Elqedra, Ali Abukhattab, Dareen Tatour, Marwan Makhoul, Yahya Ashour, Heba Abu Nada (uccisa nell’ottobre 2023), Haidar al-Ghazali e Refaat Alareer (ucciso nel dicembre 2023).


Come evidenzia lo storico israeliano Ilan Pappé nella prefazione:

«La poesia è sempre stata una delle manifestazioni più importanti della cultura araba, sia alta sia popolare. È una parte organica della vita […] In Palestina si è continuato a produrre poesia nei peggiori momenti storici, anche per celebrare le piccole vittorie di un movimento di liberazione o la resilienza del popolo. Scrivere poesia durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata».

Anche in questo caso rimando al link dove è possibile leggere anche alcuni testi contenuti nel libro.


Sulla situazione Gaza, credo sia opportuno ricordare anche il “J’accuse” di Francesca Albanese, uscito per FuoriScena, nel 2023. È il testo scritto dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati con Christian Elia. Riprendendo il celebre “J’Accuse” di Emile Zola, il libro si presenta come uno strumento per orientarsi nel dibattito pubblico, ma anche il bilancio di un ventennio di lavoro sul campo, di studio, ricerca e di impegno civile. La pubblicazione che ha permesso a Francesca Albanese di parlare della catastrofe di Gaza, e che agli occhi di molti ha preso i connotati di un vero e proprio genocidio. 

In questo caso segnalo il testo che ho scritto in relazione ai fatti di Gaza.



Mark Singleton: Yoga Body. Le origini della pratica posturale

 

Negli ultimi anni ho letto diversi libri sullo Yoga, ognuno con informazioni importanti. Come accennato, i testi di Mircea Eliade sono fondamentali, in particolare Lo Yoga. Immortalità e libertà. Tuttavia, sono opere che descrivono lo Yoga soprattutto sul piano teorico e filosofico, trovando negli Yoga Sutra di Patañjali il loro fulcro.

Il libro di Mark Singleton, Yoga Body, si concentra invece sul percorso che ha portato lo Yoga a essere ciò che oggi, comunemente, intendiamo quando parliamo di “lezione di yoga”. Con oltre 230 pagine, il volume propone un viaggio approfondito nelle cause che hanno determinato la centralità degli asana nello yoga contemporaneo.

Da questo punto di vista, è il libro più interessante e curioso che abbia letto, offrendo anche uno sguardo sulla storia recente dell’India e sulle complesse relazioni culturali tra mondo occidentale e mondo indiano. Leggendo Yoga Body, si scoprono aspetti dello Yoga che difficilmente avremmo immaginato prima.



 

Aldo Tagliaferri: Il Taosimo


Il taoismo è una delle dottrine filosofico-religiose che hanno maggiormente contribuito a plasmare la cultura e la società cinesi attraverso i millenni, ma ha anche affascinato milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi decenni, quando sono emerse singolari affinità tra le tesi degli antichi pensatori taoisti e alcuni aspetti delle nostre scienze più innovative, come la fisica quantistica (si ricordi il bellissimo Il Tao della fisica di Fritjof Capra, 1989).

In questo agile libretto, apparso nel 1996 per Newton Compton (facilmente reperibile a pochi euro), Aldo Tagliaferri si sofferma, con estrema eleganza e lucidità, sui concetti fondamentali del taoismo e sulla natura dell’antagonismo con il confucianesimo, ripercorrendo millenni di storia in un dialogo prezioso e costante con il Tao-te Ching e lo Chuang-tzu.

Un libro ideale per chiunque voglia un’introduzione chiara e piacevole al Tao.



Massimo Citro Della Riva: Diversamente sani (Byoblu)


Sottotitolato “Manuale per meglio sopravvivere ai medici e alle malattie”, è l’ultimo libro del medico e ricercatore indipendente Massimo Citro Della Riva, che in questi anni si è distinto – pagando spesso un prezzo personale – come autorevole voce critica delle logiche sanitarie pandemiche.

Su questo tema aveva già pubblicato alcuni testi, in particolare “V-19” (Byoblu, 2023), un agile libretto nel quale, attraverso un dialogo veloce e immediato, esponeva la sua visione dei fatti, rispondendo in modo puntuale a molte delle domande che spesso restano senza risposta.

Questo nuovo volumetto, “Diversamente sani” (sempre edizioni Byoblu), adotta invece un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, introducendo il lettore al funzionamento del nostro corpo e alle possibili cure. Citro sottolinea in particolare l’importanza centrale dell’intestino, descritto come un vero e proprio laboratorio nel quale avvengono le trasformazioni che ci forniscono energia e nutrimento.

Non dimenticando mai che “la Medicina è un'arte sacra, donata dagli dèi agli uomini come nell'antica tradizione greca di Asclepio, dio della Medicina”, il libro offre nozioni semplici che, se spiegate già nelle scuole, potrebbero contribuire a formare persone più consapevoli e più sane. Purtroppo, come sottolinea l’autore, l’industria farmaceutica ha interessi diversi e possiede il potere di imporre le proprie direttive.

Consiglio vivamente questo libro a chi desideri comprendere meglio i meccanismi del corpo umano, con un approccio pratico alla salute.

"Il medico non può ignorare le leggi e i segreti della natura, per non diventare un pazzo e un dilettante della medicina, atto più all'inganno che alla verità." — Paracelso



Menzione particolare per il Prof. Federico Leoni


Prof. Federico Leoni (1945-2025)
Prof. Federico Leoni (1945-2025)

Solo due anni fa avevo scoperto su YouTube le splendide lezioni di filosofia del Prof. Federico Leoni, ormai in pensione, che dopo una vita dedicata all’insegnamento scolastico teneva lezioni per l’Unitre di Chieti.

Di persone, più o meno preparate, che discutono di filosofia in rete ce ne sono molte, ma Leoni era diverso. Non ripeteva in modo didascalico informazioni su questo o quell’autore, ma riusciva a penetrare la fitta rete di cui è composta la storia della filosofia e del pensiero occidentale. Era veramente ciò che, in alcuni rari casi, viene riconosciuto come Maestro. Il suo stile era inconfondibile, frutto di una cultura enorme e della capacità di rendersi tramite di conoscenza.

Le sue lezioni erano ricche di riflessioni, analisi e spunti bibliografici che difficilmente si ritrovano altrove. Purtroppo è venuto a mancare poche settimane prima di Natale, lasciando un vuoto tra chi ama la filosofia.

Qui il link al canale YouTube dove sono ancora disponibili le lezioni, registrate grazie a un suo amico e allievo.



Claudio Orlandi, 30.12.25

 
 
 

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